IL GRAND TOUR E JEAN HOUEL

Il Grand Tour è un viaggio a tappe, che si diffonde in Europa nel corso del XV secolo. È un percorso di conoscenza, necessario al rampollo di buona famiglia o all’intellettuale che intenda arricchire la propria formazione storico-artistica.

In questo contesto, l’Italia, culla del Rinascimento, ha sempre rappresentato una destinazione irrinunciabile per questa tipologia di viaggiatori: la loro presenza alimentò per secoli notevoli stimoli artistici e culturali per le principali città del Belpaese e i suoi abitanti.

A partire dal Settecento, il Grand Tour supera i confini tradizionali di Roma e Napoli per proseguire il suo itinerario fino ad una terra ricca di storia, miti e paesaggi di drammatica bellezza: la Sicilia.

L’Isola diventa meta costante di ‘travellers’ tedeschi, inglesi, francesi e polacchi che affrontano viaggi rocamboleschi in nave, carrozza o portantina, provvisti delle immancabili “commendatizie”, lettere di raccomandazione indispensabili per muoversi all’interno di quest’isola impervia: il loro obiettivo? Toccare con mano vestigia meravigliose incastonate all’interno di straordinarie quinte naturali come l’Etna, le cave iblee, i paesaggi lunari dell’entroterra nisseno. Al tempo stesso, questo tipo di viaggio rappresenta un’occasione per confrontarsi con il diverso da sé: diverso in termini di lingua, di tradizione, di cultura.

In un’epoca in cui ci si comincia a sentire prigionieri di una civiltà via via sempre più artificiale, in un’epoca in cui fiorisce il mito del primitivismo, la Sicilia ha il fascino di un luogo arcaico in cui l’uomo non ha ancora spezzato il suo patto con la natura.

Tra gli artisti e gli intellettuali che tra il XVIII e il XIX secolo arrivano in Sicilia, vi è anche Jean Houel, francese di Rouen, formatosi negli ambienti illuministici parigini. Trascorre in Sicilia ben quattro anni, e tra il 1782 e il 1786 pubblica i quattro volumi del Voyage Pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari.

Le ragioni di questo viaggio sono spiegate nelle note dello stesso autore, che intende presentare ai suoi lettori aspetti inediti o quantomeno non ancora trattati in modo esaustivo dai suoi predecessori. Houel si propone di approfondirli e divulgarli. Scrive: “La mia fantasia si accese…la passione di fare delle scoperte doveva rendermi più facili e più piacevoli i disagi che mi proponevo di affrontare, parlavo la lingua del paese, ed ero, inoltre, pittore e architetto.”

Per i fini artistici ed editoriali prefissati, Houel progetta questo viaggio con la visione moderna del photo-reporter e con la consapevolezza di dover penetrare nei luoghi dell’antica terra mediterranea, attraverso la conoscenza dell’arte, della storia, dell’ascolto attento dei suoi abitanti.

I quattro volumi pubblicati dall’intellettuale sono il risultato dell’ambizioso progetto che prende il nome di “Progetto Sicilia”. È la descrizione di un percorso di scoperta all’interno di un mondo antico e nuovo al tempo stesso, quello dell’isola di Sicilia e della sua gente.

È un viaggio fatto con coscienza, dopo uno studio attento dei fatti storici e delle fonti antiche e contemporanee più importanti. Houel non è solo viaggiatore curioso; è prima di tutto un intellettuale, un figlio di quel secolo dei Lumi che da Parigi irradia l’Occidente.

Ottenuta una sovvenzione governativa, nel marzo del 1776, lo studioso si imbarca a Marsiglia per giungere prima a Napoli, quindi in Sicilia.

Il suo programma è già fissato nella prefazione della sua opera: “come viaggiatore descriverò il governo, le usanze, i costumi della Sicilia, come artista offrirò nelle incisioni tutti i monumenti che mi saranno apparsi curiosi o interessanti e che raccoglierò con l’aiuto del disegno, sia geometrico sia pittoresco”.

La singolarità, l’originalità del libro sta in questo doppio registro, narrativo e pittorico, e nella integrazione reciproca tra immagine e scrittura. Rigoroso nei criteri di scelta, Houel è anche fedele all’ impegno di produrre una documentazione precisa, dei monumenti e dei luoghi che illustra, ma anche del comportamento, dei riti e delle abitudini dei suoi abitanti, in netta contraddizione con il costume dell’epoca, che della Sicilia non coglie le problematiche reali, classificandola come paese arcaico, ove non apertamente primitivo.

IL GRAND TOUR DI SICILIA 250 ANNI DOPO

“…perché viaggiamo, perché veniamo fino a quest’isola remota, marginale? Diciamo per vedere le vestigia, i resti del passato, della cultura nostra civilitate, ma la causa vera è lo scontento del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi, e il bisogno di staccarsene, morirne, e vivere nel sogno d’ere passate, antiche, che nella lontananza ci figuriamo d’oro, poetiche, come sempre è nell’irrealtà dei sogni, sogni intendo come sostanza dei nostri desideri”. Così ragionava don Fabrizio Clerici, secondo la penna di Vincenzo Consolo, autore del romanzo “Retablo” di cui l’intellettuale illuminista è protagonista.

Potremmo porci la stessa domanda adesso che un nuovo millennio è cominciato.

Quali ragioni spingono la gente a venire in Sicilia? Cosa rimane dell’eredità del Grand Tour, degli straniamenti fantastici di questi viaggiatori curiosi di trecento anni fa?

La Sicilia rimane un’isola contraddittoria, a tratti bipolare. Marginale e remota lo è ancora, probabilmente; e al tempo stesso è crocevia di popoli, testa di ponte tra Africa e Europa, tra Oriente e Occidente. La natura che la caratterizza sa essere indomita e lussureggiante, sebbene spesso non riesca a nascondere le profonde ferite inferte dall’uomo contemporaneo. La Sicilia è terra di tradizioni e conservatorismo, ma anche di innovazione e di dinamismo. È un’isola fatta di generazioni vecchie, che si contrappongono a generazioni di giovani che, anziché piegare la testa a questo nuovo Secolo Buio e lasciare la propria terra sconfitti, si ostinano a restare. Non sono meno “cervelli” di chi parte; forse sono solo più coraggiosi.

Del Grand Tour di Houel il documentario non vuole riproporre pedissequamente le tappe, ma lo spirito critico con cui quest’architetto francese ha affrontato la sua avventura siciliana, trascorrendovi quattro anni, vestendo come noi, mangiando come noi, svegliandosi sotto i nostri cieli, meravigliandosi, come noi, di fronte a quella magia che solo chi vive in Sicilia, questo caleidoscopio mediterraneo, riesce a cogliere fino in fondo.

IL SOGGETTO DEL FILM

La storia è ambientata ai giorni nostri. Giorgio è un giovane studente universitario. In biblioteca recupera una serie di vecchi volumi: sono pieni di carte, schizzi e disegni. Sono pieni di storie. Il ragazzo è talmente affascinato dal racconto che Jean Houel, pittore francese “culturalmente onnivoro”, riesce a tessere della Sicilia, che decide di esplorare quest’isola, facendo del “Voiage pittoresque des isles de sicilie de Malte et de Lipari” la sua guida. Scoprirà così che le parole di Houel, che definiva la Sicilia “il luogo più curioso dell’universo”, sono ancora oggi veritiere.

Houel impiegò ben quattro anni per esplorare la Sicilia, ma ne restituì un quadro denso e colorito: le leggende che si celano in essa, come quella di Polifemo, Aci e Galatea, o Scilla e Cariddi, a ancora il ratto di Proserpina; la vita siciliana, quella vera, con i suoi culti, le abitudini, perfino la gastronomia. Una terra caleidoscopica, che ha fatto delle sue tante dominazioni punto di forza nella creazione di una identità complessa e unica.

L’itinerario di Giorgio comincia a Palermo, si snoda lungo la costa nord della Sicilia e ne penetra l’entroterra ennese e nisseno; raggiunge il territorio dell’Etna e scende a sud, verso Siracusa, Palazzolo Acreide e l’area iblea, chiudendo sul versante meridionale nei luoghi compresi tra Agrigento e Marsala.

A rendere l’esperienza unica e contemporanea, l’incontro con la gente del luogo, che offrirà al ragazzo la possibilità di osservare posti e fenomeni da angolature differenti, cogliendone le sfaccettature.

Ogni tappa viene fissata nella memoria del nostro viaggiatore contemporaneo all’interno di un taccuino digitale, il blog Sicilia Grand Tour 2.0 (o Progetto Sicilia 2.0), uno strumento in grado di metterlo in contatto con sé e con chiunque desideri condividere la sua esperienza.