In viaggio attraverso l’Isola infinita

“…perché viaggiamo, perché veniamo fino a quest’isola remota, marginale? Diciamo per vedere le vestigia, i resti del passato, della cultura nostra civilitate, ma la causa vera è lo scontento del tempo che viviamo, della nostra vita, di noi, e il bisogno di staccarsene, morirne, e vivere nel sogno d’ere passate, antiche, che nella lontananza ci figuriamo d’oro, poetiche, come sempre è nell’irrealtà dei sogni, sogni intendo come sostanza dei nostri desideri”. Così ragionava don Fabrizio Clerici, secondo la penna di Vincenzo Consolo, autore del romanzo “Retablo” di cui l’intellettuale illuminista è protagonista.

Mi pongo la stessa domanda adesso che un nuovo millennio è cominciato.

Quali ragioni spingono la gente a venire in Sicilia? Cosa resta del Grand Tour, degli straniamenti fantastici di questi viaggiatori curiosi di trecento anni fa?

La Sicilia rimane un’isola contraddittoria, a tratti bipolare. Marginale e remota lo è ancora, probabilmente; e al tempo stesso è crocevia di popoli, testa di ponte tra Africa e Europa, tra Oriente e Occidente. La natura che la caratterizza sa essere indomita e lussureggiante, sebbene spesso non riesca a nascondere le profonde ferite inferte dall’uomo contemporaneo. La Sicilia è terra di tradizioni e conservatorismo, ma anche di innovazione e di dinamismo. È un’isola fatta di generazioni vecchie, che si contrappongono a generazioni di giovani che, anziché piegare la testa a questo nuovo Secolo Buio e lasciare la propria terra sconfitti, si ostinano a restare. Non sono meno “cervelli” di chi parte; forse sono solo più coraggiosi.

Ho pensato a questo blog a corredo del documentario che sto girando per la Sicilia sulle tracce di Jean-Pierre Houel, reporter francese vissuto quasi tre secoli fa. Della sua immensa opera, “Viaggio pittoresco delle isole di Sicilia, di Malta e di Lipari” non voglio riproporre pedissequamente le tappe, ma lo spirito critico con cui quest’uomo, curioso e poliedrico, ha affrontato la sua avventura siciliana, trascorrendovi quattro anni, vestendo come la sua gente, mangiando come loro, svegliandosi sotto gli stessi cieli, meravigliandosi, come loro, di fronte a quella magia che solo chi vive in Sicilia, questo caleidoscopio mediterraneo, riesce a cogliere fino in fondo.